Il Santo Padre fa tweet: l’istituzione antica batte in innovazione le aziende.

Il primo tweet di papa Ratzinger

La notizia è di qualche giorno fa, e sicuramente è stata una delle più discusse degli ultimi giorni, prima che all’ora di cena ci piombasse addosso la caduta del governo Monti e la ricandidatura del vecchio-in-fregola : Papa Ratzinger sbarca su twitter con l’account @Pontifex, offrendosi di rispondere a 3 domande di fedeli nel mondo.
Non staremo a discutere su quello che è imperversato nel web in questi giorni: dall’ironia satirica, con chicche pregevoli, a veri propri insulti o attestazioni di stima e rispetto.

Ma in un colpo solo il Vaticano, istituzione collegata alla più severa delle tradizioni, divora le timidezze e le restrizioni che le aziende italiane continuano a manifestare di fronte al digitale scegliendo di comunicare in tempo reale con i fedeli, che di fatto sono pubblico: dimentichiamoci le vecchine in fila all’ora del Rosario, o i parroci di campagna e proiettiamoci verso l’attualità.

Dall’altro capo della questione, un medico di base, il dottor Vittorio Filippone, decide di utilizzare Twitter per comunicare ai suoi pazienti il tempo d’attesa per la visita, permettendo a chi è in coda nel suo ambulatorio di sbrigare altre incombenze dopo aver “preso il numerino”.

Mentre una delle più antiche istituzioni del mondo, e un piccolo ambulatorio, scelgono di utilizzare i social media per dialogare e rendere un servizio ai propri utenti, le aziende – che di qualificarsi come portatrici di elementi di servizio in una relazione aperta con i propri clienti/consumatori avrebbero tanto bisogno – continuano nel migliore dei casi a utilizzare i social media per “emettere comunicati stampa“, nel peggiore a non utilizzarli per ignoranza, paura e timidezza.

L’alfabetizzazione informatica, che dovrebbe diventare ormai alfabetizzazione social, sembra faticare ad attecchire all’interno delle realtà aziendali, come se la relazione aperta e diretta con un mondo che è il più delle volte immaginario e immaginato rapresentasse esclusivamente un pericolo, come se il cliente o il consumatore dovessero restare, nell’universo aziendale, numeri di una statistica e non trasformarsi mai veramente in interlocutori.

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Enel: 50 anni di storia e 14 anni di ritardo. La scarsa memoria dei creativi.

1998: Swatch incanta il pubblico con l’uso del 60 secondi per la sua campagna “Quanto è lungo un minuto Swatch?”
Per chi non lo ricorda, ecco lo spot.

A 14 anni di distanza, i creativi della campagna “Enel 50 anni” prendono lo stesso spunto, e di fatto gli stessi contenuti, ribaltandoli nel loro spot per i 50 anni dell’azienda.

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Qualche domanda, che a fine anno è sempre tempo di riflessione:

1 – è la scarsa memoria dei creativi, la cattiva memoria del cliente o la certezza che se è andato bene 14 anni fa sarà rimasto nella testa senza esser chiaro, così da sfruttare l’effetto “ricordo inconscio” a produrre questo spot?
2 – non c’è modo di inventare qualcosa che non si sia visto, e soprattutto qualcosa che non debba riprendere necessariamente cose fatte da altri?
3 – ci si lamenta del calo della comunicazione in Italia, forse sarebbe il momento di scoprire se non siano in calo anche i creativi?