20lines: scrittura e creatività in comune

« L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale.
Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo.
La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. » (Daniel Pennac)

Grazie a Nicolò Bazza, che del progetto 20lines è uno degli attori, per l’incipit e la spiegazione su 20lines, il social network dedicato alla scrittura creativa.

20lines

20lines è una innovativa piattaforma di social publishing dove gli utenti, grazie alla scrittura collaborativa, realizzano insieme storie brevi.
I nostri utenti sono “Scrittori, lettori, sognatori”, come recita il nostro claim: su 20lines non è possibile solo scrivere, ma anche leggere le storie realizzate dagli utenti e dare sfogo alla propria creatività e al proprio desiderio di sognare!
Ogni storia è composta da sei nodi, ognuno dei quali è realizzato in non più di 20 righe e può essere arricchito con mappe, video, link esterni o immagini. Qualunque nodo può essere condiviso sui profili social degli utenti, per permettere di condividere con gli amici al di fuori di 20lines l’emozione di un racconto breve e piacevole!
Un esempio di come funziona: un utente scrive un incipit, cioè il primo nodo, l’inizio della storia; gli utenti che seguono possono quindi continuarlo, fino ad arrivare a scrivere il sesto nodo, cioè la conclusione.
Ogni nodo, incipit escluso, può essere riscritto, oltre che continuato, dall’utente che segue, qualora egli volesse delineare una trama differente per il racconto; vengono così a crearsi molteplici diramazioni del racconto che sono poi gli utenti, votando ogni nodo da loro apprezzato, a selezionare.
Dopo 20 giorni dalla pubblicazione dell’incipit, la storia non è più attiva e non può essere modificata; è quindi pronta per la pubblicazione!
Su 20lines i sogni si avverano, entrano in relazione con quelli di altre persone, prendono forma, una copertina, un testo, un genere…la nostra community vi aspetta a braccia aperte, e nei prossimi mesi sono attese molte importanti novità!
Se stai leggendo, entra a far parte di un mondo di sognatori: proprio come per i sogni più arditi, diventare un 20liner non costa nulla.

Il sistema è figlio di numerosi padri, probabilmente senza nemmeno saperlo, il che rende interessante scoprirne le origini.
Il primo è sicuramente lo story telling dei vecchi forum e delle board, dove si sono incontrati talenti e idee per realizzare storie che hanno viaggiato attraverso la rete negli ultimi vent’anni (significativo, vero, questo 20 che ritorna?), per arrivare a twitter ed alle meccaniche di comunicazione streaming che rendono la rete un non luogo della frammentazione e della ricomposizione semantica del contenuto.
E’ un’idea figlia della collaborazione tra autori sperimentata infinite volte, e che cito nell’incipit per il formidabile “Binario Morto” che ne resta uno degli esempi più divertenti, scritto scritto in collaborazione da Daniel Pennac,  Jean-Bernard Pouy e Patric Raynal, e pubblicato con lo pseudonimo J.-B. Nacray.E’ fortemente l’antidoto alla proliferazione della vanity press che sino a qualche tempo fa ha dilapidato patrimoni di maestrine dalla penna rossa in cerca di successo (APS, il loro nome è legione)

Avevo occhieggiato qualcosa di 20lines, e scoprirne uno degli attori all’interno del Cowo mi ha ovviamente incuriosito: l’esperimento editoriale che è partito con questa start-up oggi ospita più di 35.000 utenti registrati e 8000 scrittori, il che significa che oltre al dato esiziale sull’abbondanza di scrittori nel nostro bel paese,  esiste anche una fascia di lettori che non pare frequentare con attenzione il normale mercato del libro, o che alla scrittura chiede altro oltre alla tradizionale scansione copertina – testo – lettura.

Che 20lines possa diventare un modello di business non mi sembra, all’attuale stato, probabile o possibile: a patto che non si venga a verificare il tanto atteso e sperato ritorno degli investitori ad un attenzione verso la parola scritta che dovrebbe stare alla base del rapporto anche delle aziende con i propri utenti: quel raccontare “buone storie” di cui si è parlato il mese scorso su Medium.

La possibilità di snodare e riannodare le storie seguendo lo stimolo e la creatività di altri è sicuramente un utile esercizio mentale, e una sorta di gioco che a sua volta rieccheggia il vecchio gioco dei tarocchi di Calvino: padre più illustre non si potrebbe trovare.

 

Quando Facebook fa miao: sul postare foto di gattini

Neko Bar

Neko Bar

La notizia, immagino tutti  l’avranno in qualche modo scovata tra le pagine dei blog, o letta nei rimbalzi dei social media, è intrigante: apre a Parigi, nel Marais, il primo bar-à-chat europeo, simile per struttura e intenti ai Neko Bar orientali.
Il fatto – di per sè fatto per rallegrare i gattofili come me – sarebbe poco più che divertente non fosse accompagnata dalla specifica del fatto che i fondi necessari all’apertura, circa 40mila euro, sono stati raccolti in brevissimo tempo attraverso un’operazione di crowdfunding su Indiegogo, la piattaforma statunitense.
La questione mi ha fatto riflettere, e guardare ai miei social e alle notizie della rete, persino a questo blog con occhi diversi: il gatto tira.
Tira talmente che l’affermazione riportata nell’articolo dove discutevo della pessima politica di utilizzo della rete di un candidato del PD trevigiano alle primarie, nella quale riportavo il mio spassionato consiglio su come usare Facebook, ovvero per postare foto di gattini, risulta indicizzata nei motori di ricerca proprio per quel gattino citato, come se di tutta la riflessione l’aspetto centrale, percepito dai motori di ricerca e dalle ricerche in rete, sia esclusivamente quel “postare foto di gattini su Facebook” (si, ragazzi, sto evidentemente facendo un esperimento SEO su Panda).

Cute kitten

A questo dato, assolutamente non statistico ma empiricamente interessante, aggiungo altre considerazioni, tutte ricavate dall’osservazione spassionata della mia bacheca Facebook, e dei miei stessi comportamenti compulsivi:

  • tra i miei articoli più letti quando scrivevo per il portale Wikio, c’era un pezzettino intitolato “Gatti e scrittori” che ancora oggi fa la sua sporca audience;
  • la presenza femminile nei social network è molto più alta e consapevole di quanto possa apparire a chi ancora ritiene che il web sia maschio, e le donne sono delle gattare;
  • i gatti, questi magnifici, ossessivi, tenerissimi compagni di vita rappresentano in qualche modo maggiormente chi sceglie di passare le proprie giornate seduto davanti a uno schermo piuttosto di chi sceglie la sgambatina giornaliera per tenersi in forma (e diciamocelo, Snoopy è un gatto ben travestito!);
  • effettuare una ricerca su Google, o su Youtube, con chiave Cute Kitten restituisce chilometri di risultati, quasi che i proprietari o gli amanti dei felini facessero proprio il naturale e legittimo narcisismo del gatto riproducendolo su tutti i media consentiti (devo verificare su Pinterest ma sono certa che avrò gli stessi risultati);
  • i gatti – diciamolo – sono belli. Più belli di una modella, più tondi di un bel sedere, con occhi più intensi, modi più soavi, movenze più fluide. I gatti sono estetica trasformata in essere senziente.
  • esistono e sono diffusi social network per gatti: si, avete letto bene, non per padroni di gatti (che come ricorda Kipling padroni non ne hanno), ma proprio per gatti. Il che la dice lunga sulla scarsa attendibilità di chi scrive al posto del proprio felino;

Questo pezzo è – come detto – assolutamente un esperimento SEO, del quale vi informerò tra un paio di mesi quando e se i risultati restituiranno quello che ipotizzo: che l’utilizzo cioè del motore di ricerca, il googlare che con l’arrivo degli smartphone è diventato un modo per appropriarsi di nozioni, informazioni, tendenze sempre più frenetico e sempre meno attento al contenuto relativo (non conta quello che tu mi dici, conta quanto in fretta riesco a trovarlo, conta quanto riesco a essere presente, non come) non nasconda, sotto traccia, bisogni profondamente sentiti e improvvisamente soddisfatti.