L’etica della rete: moneta virtuale e nuova economia

Un po’ baratto, un po’ start-up, un po’ ricetta anticrisi: la moneta virtuale che circola grazie a Internet dal 2009, figlia in parte dei Linden Dollars ed in parte del wir svizzero, si chiama Sardex ed è figlia di quel movimento vitale che ha sempre visto l’isola collegata strettamente ai fenomeni della rete, fin dall’apertura della dorsale atlantica, quando il primo punto d’accesso italiano per la rete portava il prefisso di Cagliari.

Si tratta di una moneta alternativa il cui valore è strettamente legato alla semantica dei rapporti sociali, e nasce sulla base di un concetto di fiducia e di rapporto interpersonale che si concretizza nello scambio di prodotti/servizi sulla base di un mutuo accordo di soddisfacimento dei bisogni: un modello di nuova economia svincolato da quella di un sistema bancario sempre più svilente e gelido e strettamente correlata a un sistema economico basato sul valore percepito del bene scambiato.

Sardex è nata nel 2009 da una straordinaria esperienza di start up, ideata da 4 giovani di Serramanna Gabriele e Giuseppe Littera, Marco Mancosu e Pietro Sanna,  di quelle che a distanza di anni quando le leggi immagini possano fiorire solamente in un garage di Cupertino e poi scopri che fanno parte dell’intelligenza, della tenacia e del bisogno di non scappare di giovani italiani, è una idea di business e di sviluppo altamente replicabile, sociale e virale, uno strumento anticrisi per salvare le piccole e medie aziende da un sistema economico che si va sempre più avvitando su sè stesso.

Come funziona?
La società ha creato un circuito di aziende che mettono a disposizione prodotti o servizi che risulterebbero altrimenti incedibili o invenduti alla rete Sardex: unico requisito richiesto a chi vende attraverso il circuito è di utilizzare i crediti Sardex ricevuti per acquistare a sua volta all’interno della rete.
I crediti vengono attribuiti sulla base di un’analisi effettuata in collaborazione con i broker della start up e inseriti in una Carta aziendale, che può essere utilizzata nel circuito per effettuare pagamenti, e alla quale è possibile collegare carte ausiliarie: la società offre una serie di servizi che vanno dalla consulenza economica fino alla realizzazione di presentazioni aziendali all’interno della newsletter e del portale.
Di fatto quindi, oltre a garantire la possibilità di cedere i propri beni all’interno di un mercato la start up si propone di aiutare i propri soci a rendersi visibili e trovare nuovi clienti.

Gli acquisti che transitano attraverso il circuito Sardex consentono alle aziende iscritte di trattenere la liquidità in cassa senza venir meno alle necessità di acquisizione di beni e servizi che nel portale della start-up sono suddivisi in commercio al dettaglio, commercio all’ingrosso, edilizia ed immobiliare, Ho.re.ca, industria, produzione e artigianato e servizi.

Un sardex vale un’euro, e chi aderisce al circuito vendendo i propri beni lo fa senza sconti, ovvero utilizzando il prezzo di mercato, con l’unica clausola che dovrà riutilizzare i crediti Sardex all’interno del circuito, che oggi è composto di circa un migliaio di aziende.
E’ una moneta che non offre interessi, ma può essere utilizzata per spezzare la morsa del credit crunch.
All’interno del portale le transazioni avvengono in Sardex fino a 1.000 €, mentre per importi superiori si attua un sistema di compensazioni miste per evitare che le aziende restino senza liquidità per il pagamento delle imposte, considerato che alle transazioni in sardex si applica l’Iva e si pagano le tasse.

Il modello è replicabile?
Assolutamente si, purchè il territorio sul quale si propone sia in grado di offrire una serie di prodotti e servizi in grado di soddisfare i bisogni delle aziende inserite nel contesto: pensando alla realtà Veneta è certamente un modello di sviluppo parallelo replicabile e customizzabile attraverso il quale offrire un salvagente ai produttori assediati da problemi di liquidità, ai compratori ed ai privati alle prese con la necessità di far fronte ad una situazione economica che si fa facendo sempre più involuta e per iniziare a ricostruire una fiducia nel consumo che consenta anche alle piccole e medie aziende di uscire dalla crisi senza dover farlo portando i libri in Tribunale.

E’ un metodo di pagamento e di gestione dell’economia che potrebbe mettere in evidenza le risorse del mercato locale, concentrato sullo scambio di beni e servizi a chilometri zero, in grado di trasformare il rapporto tra aziende da uno scambio fornitore/cliente in un dialogo costruttivo basato – paradossalmente – sull’identificazione di opportunità customer-oriented realizzato attraverso il supporto e l’aiuto dei clienti stessi.

E’ una misura della possibilità della rete non di creare un mercato alternativo, ma di individuare percorsi e progetti che nella rete e della rete possano fare il territorio di incontro di nuove forme di solidarietà sociale.

Casi di successo: il flash-mob a costo zero (un’esperienza politica)

Nel corso dell’organizzazione della campagna elettorale per Giovanni Manildo, candidato di una consistente coalizione di centro sinistra come sindaco di Treviso, tra gli eventi programmati c’è stato un flash mob di cui ho trovato particolarmente interessanti sia le modalità di realizzazione che le motivazioni sottese, e che trovo esemplificativo di un buon modo di gestire questo genere di eventi spontanei attraverso la rete.

Grandissima parte dell’idea, e dell’organizzazione, sono un merito di Alberto Colla, che ne ha gestito la nascita e lo sviluppo, coinvolgendo alcune persone.

Alberto Colla – Claim.it

Lo scopo
Lo scopo è stato duplice: da un lato far percepire a una città chiusa in un immobilismo morale che qualcosa poteva muoversi in maniera gioiosa, dall’altro far percepire la forza di un gruppo di 160 persone (tanti erano i candidati della coalizione) che attraversando le proprie differenti provenienza politiche si univa per dare vitalità.
La semantica dell’evento era quindi improntata su concetti positivi: non un evento contro, ma un evento per. Un’intuizione attenta dell’orizzonte d’attesa bachtiniano della popolazione, che ha reagito positivamente all’espressione di concetti positivi.

La meccanica
Una meccanica d’azione iper-rappresentativa dei concetti sottesi, che permettesse la percezione del contenuto senza appesantire la forma di ridondanze celebrative: gruppi di candidati e sostenitori delle 5 liste della coalizione, identificati da una T-shirt di colore diverso ma contenente il medesimo messaggio si sono dati appuntamento in 10 punti diversi del territorio del comune di Treviso consegnando un elenco delle richieste dei quartieri al futuro sindaco, per poi riunirsi davanti ad una delle principali porte della città e percorrendo il centro storico convergere nella piazza principale.
La rappresentazione visiva del rimpossessarsi delle strade e dei quartieri esplicitata dall’attraversare compatti gli spazi della città, e il senso gioioso della liberazione incarnato dal liberarsi dei palloncini colorati che ha riempito il cielo cittadino.

L’organizzazione
L’organizzazione dell’evento, che ha visto la partecipazione di circa 700 persone, è stata di una semplicità disarmante, frutto della semplicità di base dell’idea di partenza, che nella sua essenzialità ha trovato la forza di essere coerente, basilare e carica di una forza comunicativa eccezionale, che non solamente ha reso la città il palcoscenico di un evento, ma ha dato ai 160 candidato in corsa per una volta la sensazione di far parte di una squadra, e di una squadra motivata e vincente.
Alberto Colla ha organizzato l’intero evento insieme a poco più che altre tre persone (tra cui c’ero anche io, ed è stata un’esperienza di assoluto e delizioso divertimento), con un totale di 10 mail e qualche telefonata.
La sua grande capacità in questo caso è stata quella di prendere l’idea di uno dei candidati, renderla attuabile, e renderla così semplice da poterla trasformare in realtà con pochi piccoli tocchi.

Il risultato è stato una lezione sull’organizzazione di eventi a costo zero, e un ritorno dal punto di vista dell’immagine e della percezione del prodotto-candidato di altissimo livello: la conferma che la comunicazione sociale e virale si basa su idee più che su investimenti massicci, che necessita di semplicità più che di concetti evoluti, e che deve rappresentare immediatamente e in modo facilmente percepibile i propri contenuti, per parlare all’anima e ai desideri.
Alberto ha colto il desiderio di partecipazione di una grande massa di persone e ha saputo visualizzarlo in un flash mob di alto impatto con attenzione e con maestria.

Il momento finale della staffetta