Quando Facebook fa miao: sul postare foto di gattini

Neko Bar

Neko Bar

La notizia, immagino tutti  l’avranno in qualche modo scovata tra le pagine dei blog, o letta nei rimbalzi dei social media, è intrigante: apre a Parigi, nel Marais, il primo bar-à-chat europeo, simile per struttura e intenti ai Neko Bar orientali.
Il fatto – di per sè fatto per rallegrare i gattofili come me – sarebbe poco più che divertente non fosse accompagnata dalla specifica del fatto che i fondi necessari all’apertura, circa 40mila euro, sono stati raccolti in brevissimo tempo attraverso un’operazione di crowdfunding su Indiegogo, la piattaforma statunitense.
La questione mi ha fatto riflettere, e guardare ai miei social e alle notizie della rete, persino a questo blog con occhi diversi: il gatto tira.
Tira talmente che l’affermazione riportata nell’articolo dove discutevo della pessima politica di utilizzo della rete di un candidato del PD trevigiano alle primarie, nella quale riportavo il mio spassionato consiglio su come usare Facebook, ovvero per postare foto di gattini, risulta indicizzata nei motori di ricerca proprio per quel gattino citato, come se di tutta la riflessione l’aspetto centrale, percepito dai motori di ricerca e dalle ricerche in rete, sia esclusivamente quel “postare foto di gattini su Facebook” (si, ragazzi, sto evidentemente facendo un esperimento SEO su Panda).

Cute kitten

A questo dato, assolutamente non statistico ma empiricamente interessante, aggiungo altre considerazioni, tutte ricavate dall’osservazione spassionata della mia bacheca Facebook, e dei miei stessi comportamenti compulsivi:

  • tra i miei articoli più letti quando scrivevo per il portale Wikio, c’era un pezzettino intitolato “Gatti e scrittori” che ancora oggi fa la sua sporca audience;
  • la presenza femminile nei social network è molto più alta e consapevole di quanto possa apparire a chi ancora ritiene che il web sia maschio, e le donne sono delle gattare;
  • i gatti, questi magnifici, ossessivi, tenerissimi compagni di vita rappresentano in qualche modo maggiormente chi sceglie di passare le proprie giornate seduto davanti a uno schermo piuttosto di chi sceglie la sgambatina giornaliera per tenersi in forma (e diciamocelo, Snoopy è un gatto ben travestito!);
  • effettuare una ricerca su Google, o su Youtube, con chiave Cute Kitten restituisce chilometri di risultati, quasi che i proprietari o gli amanti dei felini facessero proprio il naturale e legittimo narcisismo del gatto riproducendolo su tutti i media consentiti (devo verificare su Pinterest ma sono certa che avrò gli stessi risultati);
  • i gatti – diciamolo – sono belli. Più belli di una modella, più tondi di un bel sedere, con occhi più intensi, modi più soavi, movenze più fluide. I gatti sono estetica trasformata in essere senziente.
  • esistono e sono diffusi social network per gatti: si, avete letto bene, non per padroni di gatti (che come ricorda Kipling padroni non ne hanno), ma proprio per gatti. Il che la dice lunga sulla scarsa attendibilità di chi scrive al posto del proprio felino;

Questo pezzo è – come detto – assolutamente un esperimento SEO, del quale vi informerò tra un paio di mesi quando e se i risultati restituiranno quello che ipotizzo: che l’utilizzo cioè del motore di ricerca, il googlare che con l’arrivo degli smartphone è diventato un modo per appropriarsi di nozioni, informazioni, tendenze sempre più frenetico e sempre meno attento al contenuto relativo (non conta quello che tu mi dici, conta quanto in fretta riesco a trovarlo, conta quanto riesco a essere presente, non come) non nasconda, sotto traccia, bisogni profondamente sentiti e improvvisamente soddisfatti.

Feudalesimo e Libertà: dai demotivational al gramelot

Lanciato su Facebook il 23 dicembre, il “Gruppo per il ripristino dei diritti feudali in Italia e in Europa.” Feudalesimo e Libertà raggiunge nell’arco di appena due mesi 107.102 seguaci, apre uno shop per le sue demenziali magliette su Blomming e soprattutto raccoglie quasi 89.000 rilanci attraverso il social network, attraverso un connubio perfettamente riuscito ed equilibrato tra l’uso dei demotivational tanto popolare sulla rete con la riscorperta di un linguaggio satirico affine al gramelot e allo pesudo latino, offrendo chicche di rara grazia e divertimento.

Sempre sul pezzo, attenti alla notizia – che sia di costume o di politica – i ragazzi (perchè dobbiamo supporre che la verve ironica, il gusto dello sberleffo e la conoscenza di base di un latino che viene rivoltato per trasformarsi in divertimento non possano non appartenere al mondo dei giovani) hanno conquistato un posto nel cuore degli utilizzatori di Internet con immagini e testi divertenti.

Uno dei poster di Fel

Uno dei poster di Fel

In realtà la loro operazione affonda le radici – ne siano o meno consapevoli – più che nella moda del demotivational, nella grande corrente satirica del’uso di un linguaggio “diverso” che caratterizzato dal ribaltamento semantico – l’attore o lo scrittore si esprime in una lingua inesistente attraverso suoni affini alla lingua che intende parodiare – crea un linguaggio dall’impatto iperbolico affascinante.

Che questa operazione sia condotta nella rete, e attraverso i social network, segna un nuovo punto di arrivo nella percezione del testo come fatto a sè, e la larghissima fetta di pubblico che è stata coinvolta testimonia di un’attenzione culturale al fenomeno linguistico che viene dal retroterra di studi ed esperienze di un pubblico vasto, diversificato, stratificato. Far atterrare, parodiandolo, il latino su Facebook, fare della storia medioevale il tramite per commentare e condividere il proprio pensiero circa i fatti di oggi è di fatto una operazione di marketing sociale che porta il tocco della genialità.

Chapeau.